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Contratto preliminare di compravendita e regime di prescrizione dell'azione ex art. 2932 c.c.
Con Sent. 15 maggio 2015, n. 10009 la Corte di Cassazione si è soffermata sul sistema di operatività della disciplina della prescrizione applicabile all'esercizio del diritto di agire in giudizio con l'azione di cui all'art. 2932 c.c.. La S.C. ha precisato che, in tema di interruzione della prescrizione, un atto, per avere efficacia interruttiva, deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l'esplicitazione di una pretesa e l'intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto, nei confronti del soggetto indicato, con l'effetto sostanziale di costituirlo in mora. Quest'ultimo requisito non è soggetto a rigore di forme, all'infuori della scrittura, e, quindi, non richiede l'uso di formule solenni né l'osservanza di particolari adempimenti, essendo sufficiente che il creditore manifesti chiaramente, con un qualsiasi scritto diretto al debitore e portato comunque a sua conoscenza, la volontà di ottenere dal medesimo il soddisfacimento del proprio diritto. I giudici di legittimità hanno riaffermato il principio secondo cui il contratto preliminare è fonte di obbligazione al pari di ogni altro contratto ed il suo particolare oggetto, cioè l'obbligo di concludere il contratto definitivo, non esclude che, ove non sia fissato un termine né in sede convenzionale, né in sede giudiziale, sia applicabile, ai sensi dell'art. 1183 c.c., la regola dell'immediato adempimento ("quod sine die debetur statim debetur"), con la conseguenza che, a norma degli artt. 2934, 2935 e 2946 c.c., l'inattività delle parti protrattasi per oltre dieci anni da quando il diritto alla stipulazione del contratto definitivo poteva essere fatto valere, comporta l'estinzione del diritto medesimo per prescrizione. Leggi >
Mutuo e calcolo del TEG: interessi corrispettivi e moratori si sommano
L'ordinanza del Tribunale di Torino del 15 maggio 2015, aderendo alla tesi della c.d. sommatoria, si pone in motivato contrasto con l'orientamento dell'Ufficio subalpino sinora sostanzialmente fermo nel negare la validità del criterio volto a determinare il TEG in concreto applicato attraverso la somma aritmetica del tasso degli interessi corrispettivi al saggio degli interessi moratori. Leggi >
Il danno da inadempimento del professionista intellettuale implica un giudizio prognostico da compiersi in termini probabilistici
La Corte di Cassazione con sentenza de 29 maggio 2015, n. 11147, ha ribadito che in materia di contratto d'opera intellettuale, ove risulti provato l'inadempimento del professionista alla propria obbligazione, per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che, senza quella omissione, il risultato sarebbe stato conseguito.  Leggi >
Le spese condominiali sono carico dell'ex coniuge che paga mutuo e spese immobiliari
La Corte di Cassazione con sentenza del 28 maggio 2015, n. 11024. ha precisato che in sede di interpretazione di un giudicato oggetto di definizione delle condizioni di divorzio, qualora la relativa pronuncia ponga a carico dell'ex coniuge l'obbligo di provvedere direttamente al pagamento degli ulteriori oneri previsti in sede di separazione in ordine al mutuo ed alle spese ordinarie e straordinarie degli immobili ... tra quest'ultime, devono ricomprendersi anche quelle di natura condominiale.  Leggi >
Comunione ereditaria: il terreno indivisibile non va assegnato all'erede che offre di più
La Corte di Cassazione con sentenza n. 10216 del 2015 ha statuito che in caso di comunione ereditaria avente ad oggetto un immobile non comodamente divisibile, se vi sono coeredi titolari di quote identiche e tutti chiedono l'assegnazione, il giudice ha il potere-dovere di scegliere tra i più richiedenti valutando ogni ragione di opportunità e convenienza, dandone adeguata motivazione; se poi non sia ravvisabile alcun criterio oggettivo di preferenza o nessuno dei condividenti voglia giovarsi della facoltà di attribuzione dell'intero, soccorre il rimedio residuale della vendita all'incanto. Leggi >
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